Home arrow La Musicoterapia

MUSICOTERAPIA

 

Effetti, ambiti di intervento e modalità


21_ridimensionare.jpgGli effetti della musica sull'uomo sono stati studiati da vari punti di vista: fisiologico, psicol22_ridimensionare.jpgogico, psicopedagogico e spirituale.

Dal punto di vista fisiologico, la musica influisce notevolmente sui ritmi cardiaci e respiratori, sulla pressione arteriosa, sulla digestione, sul sistema muscolare. Dal punto di vista psicologico, la musica ha accesso all'inconscio.

Le tecniche psicomusicali possono favorire l'individuazione dei problemi personali e delle strutturazioni psicopatologiche e consentono di esplorare il mondo dei desideri, delle paure, delle insicurezze e delle insoddisfazioni personali.

 


23_ridimensionare.jpg

 

 

Dal punto di vista psicopedagogico, la musica, soprattutto se utilizzata in esercizi legati al movimento e al ritmo, può fornirci diagnosi credibili circa i riflessi, le percezioni, la capacità analitica e sintetica. La musica infine favorisce la creatività, perché crea un clima favorevole, offrendo nuovi e molteplici stimoli.


Di conseguenza, la suonoterapia sembra risultare efficace come coadiuvante nei trattamenti anestetici, in presenza di disturbi neurologici. Inoltre, la musica e il suono diventano un mezzo di recupero e di sviluppo laddove l'intervento pedagogico normale, educativo e scolastico, non é stato sufficiente a far emergere tutte le potenzialità del soggetto e laddove l'intervento riabilitativo canonico mostra stanchezza.


24_ridimensionare.jpgDal punto di vista spirituale, la musicoterapia è una particolare cura volta a ricreare l'armonia originaria nella persona.

1_ridimensionare.jpgI disagi che derivano dalla sofferenza per problemi e disturbi psicologici di varia natura non hanno fatto altro che allontanarci e separarci dalla fonte originale dell'Energia Vitale. Questa fonte è l'energia che ci mette in sintonia con l'universo generando un'armonia dinamica tra gli elementi che rappresentano la sinfonia della vita.

Questo scollegamento è avvenuto al di fuori della nostra consapevolezza, poichè abbiamo imparato in maniera meccanica a reagire agli eventi negativi sempre allo stesso modo in forma chiusa, senza vedere alternative possibili.

2_ridimensionare.jpgLa Musicoterapia Umanistico Trasformativa (M.U.T) è creatrice di armonia. Questa terapia psico-musicale utilizza principalmente lo scambio e l'improvvisazione sonora, promuove la forma aperta, cioè la possibilità del cambiamento, mediante il libero e privilegiato accesso all'inconscio, in quanto la musica parla direttamente all'anima senza bisogno di intermediari.

Il cliente ha così la possibilità di portare alla coscienza i suoi propri significati che servono per la riorganizzazione della sua personalità e i suoi funzionamenti adattivi rispetto al suo contesto sociale. Il processo di guarigione è direttamente collegato al processo di educazione all'ascolto, mediante la tecnica del riconoscimento del proprio suono, dei propri suoni, imparando e apprezzando di saper stare con le proprie sonorità e risonanze, accolte, sostenute e rinviate dal terapeuta.

Non occorre che il cliente sappia già suonare o conosca il linguaggio musicale, ma solo l'accettazione verso l'esperienza dei suoni e la loro esplorazione mediante gli strumenti forniti dal terapeuta.

Negli incontri di musicoterapia si rivivono i vissuti e i conflitti emotivi delle esperienze di relazione passate e presenti in forma di psicodramma musicale, attribuendo spontaneamente un particolare suono alla qualità emotiva che si va a rappresentare. Questa tecnica favorisce l'accettazione delle varie energie all'interno della persona e la conseguente integrazione delle parti o energie scomode, quelle cioè che sono state rinnegate dalle convinzioni distorte disadattive e che inevitabilmente si ripresentano nelle nostre relazioni in forma di conflitto.

Ogni forma di verbalizzazione risponde alla necessità di rielaborazione dei simboli e metafore musicali secondo l'inquadramento del Counseling di Media-Comunic-Azione.

Le sedute individuali sono di 50 min circa, quelle di coppia un'ora e 20 min, quelle di gruppo (fino a 7 persone) di 2 ore. I costi sono individuali.

Per saperne di più

La Musicoterapia, intesa come metodologia di intervento per un lavoro pedagogico o psicologico, permette di comunicare, con l'aiuto del terapeuta, attraverso un codice alternativo 3_ridimensionare.jpgrispetto a quello verbale partendo dal principio dell'ISO (identità sonora individuale) che utilizza il suono, la musica, il movimento per aprire canali di comunicazione ed una finestra nel mondo interno dell'individuo. Dal punto di vista terapeutico essa diviene attiva stimolazione multisensoriale, relazionale, emozionale e cognitiva, impiegata in diverse problematiche come prevenzione, riabilitazione e sostegno al fine di ottenere una maggiore integrazione sul piano intrapersonale ed interpersonale, un migliore equilibrio e armonia psico-fisica. In tutte le culture dell'antichità musica e medicina erano praticamente una cosa sola. Il sacerdote medico (lo sciamano) sapeva che il mondo è costituito secondo principi musicali, che la vita del cosmo, ma anche quella dell'uomo, è dominata dal ritmo e dall'armonia. Sapeva che la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale, che procura benessere e che nei casi di malattia può ricostituire l'armonia perduta. Ancora oggi, nelle tradizioni delle culture sciamaniche possiamo trovare rituali che ci permettono di immaginare lo spirito col quale venivano svolte simili cerimonie agli albori della civiltà. Le melodie erano probabilmente molto semplici, con una forte presenza ritmica, cantilenanti, ripetute in continuazione dallo sciamano e dai membri della famiglia o della tribù raccolti attorno al malato. La funzione di questi canti 4_ridimensionare.jpgera quella di indurre in uno stato si profondo rilassamento la persona "in cura", che sentiva così di essere appoggiata e sostenuta nella sua lotta contro la malattia.
L'impiego della musica a scopi curativi sembra essere stato molto importante in numerose culture. Dalla mitologia greca, ai riti degli indiani d'America, passando per la cultura cinese e tibetana per giungere fino a quelle ebraica e cristiana, la musica sembra essere stata protagonista di molti processi di guarigione.
Uno dei primi testi approfonditi di musicoterapia contemporanea risale al 1748, quando Louis Roger, medico di Montpellier, pubblicò il "Traité des effects de la musique sur le corps humain" (Trattato sugli effetti della musica sul corpo umano).
Roger paragonava il corpo umano, con il suo alternarsi di parti cave e dense, a più strumenti musicali che vengono stimolati e attivati dalle vibrazioni sonore, al pari di quelli solitamente utilizzati nelle orchestre.
Questi studi, pur non risvegliando immediatamente grande interesse, permisero comunque alla Francia di divenire la patria storica della musicoterapia europea. Attualmente, Parigi ospita, infatti, uno dei suoi centri più importanti e, a Montpellier, è presente un centro universitario ispirato a Louis Roger.
Un grande impulso all'approfondimento della musicoterapia venne, inoltre, dagli Stati Uniti, soprattutto dopo la guerra del Vietnam.
Negli ospedali da campo si diffuse, infatti, l'usanza di "utilizzare" la musica durante le degenze.
5_ridimensionare.jpgFigure nate spontaneamente e, inizialmente, in modo sporadico, divennero ben presto un importante sostegno ai feriti cantando loro canzoni della terra natia. Questa "figura canora" anticipò quello che, poco più avanti, sarebbe divenuto il "musicoterapeuta".
Il primo corso universitario di Musicoterapia si svolse nel 1919 presso la Columbia University (USA) e, nel 1944, nello stato del Michigan, venne inaugurato il primo corso quadriennale di specializzazione.
Con gli anni '70, infine, nacquero le prime associazioni nazionali di musicoterapia e lo studio approfondito di questa disciplina si diffuse così in molti altri paesi del mondo. Per lo sviluppo della sanità mentale ed il benessere, le attività creative sono la chiave per il raggiungimento dell'equilibrio psichico. Attraverso esse si può mirare all'evoluzione dell'essere umano nella sua totalità e far emergere tutte le capacità potenziali.Attività come il cantare, suonare, danzare, sono direttamente creative, essendo la musica sì una disciplina mentale che ha bisogno di ordine, di attenzione e concentrazione, ma che permette la manifestazione della propria espressività

 

I principi base della pratica musicoterapeutica sono:

  • il paziente è parte attiva della terapia;
  • la centralità del rapporto di fiducia e l'accettazione incondizionata rispetto al paziente;
  • l'adattamento e la personalizzazione della tecnica volta per volta;
  • scambio reciproco di proposte tra paziente e musicoterapeuta.

La musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti o stati d'animo attraverso il linguaggio non-verbale.

6_ridimensionare.jpgTipico è il caso degli individui affetti da autismo, cioè individui che sono in una condizione patologica, per cui tendono a rinchiudersi in se stessi rifiutando ogni comunicazione con l'esterno. La musica dunque permette al mondo esterno di entrare in comunicazione con il malato, favorendo l'inizio di un processo di apertura.

L'uso della musica a scopi terapeutici è documentato in numerose civiltà dal mondo antico ad oggi, prevalentemente all'interno di un modello di pensiero magico-religioso o sciamanico. Il concetto di musicoterapia come disciplina scientifica si sviluppa solo all'inizio del secolo XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del 1700 a cura di un medico musicista londinese, Richard Brockiesby (Ezzu, Messaglia, 2006).

 

La musicoterapia ha un approccio fondamentalmente fenomenologico.

Il presupposto principale consiste nell'accettazione incondizionata del paziente. Qualunque atteggiamento o comportamento ha un suo motivo di essere. La lettura della diagnosi e di dati anamnestici non influenzano il modo di porsi del professionista. 7_ridimensionare.jpgIl paziente, sia esso bambino, ragazzo, adulto va accolto così come si presenta. Dal primo attimo del primo incontro inizia una storia in musicoterapia che porterà verso eventi che nessuno può conoscere. Il superamento del giudizio (epokè) è un modo di vivere e rapportarsi con la realtà, che il professionista riesce a fare proprio attraverso il percorso formativo.
Come scrisse
Edith Stein, rapportarsi con una persona è porsi in relazione con ciò che si vede, si sente, si può toccare, ossia con la corporeità propria in relazione con la corporeità 8_ridimensionare.jpgdell'altra persona.
"Soggetto dell'empatia [...] è il noi [...] Una singola azione ed altrettanto una singola espressione - uno sguardo o un sorriso - possono perciò offrirmi la possibilità di gettarmi nel nucleo della persona" Edith Stein Il problema dell'empatia ed. Studium, Roma, 1998.
Noi siamo corpo e tutto accade all'interno del corpo (emozioni, sentimenti, desideri, tensioni, irrigidimenti emotivi che si manifestano nella muscolatura, nella postura, negli sguardi, nei cambi di intonazione della voce, nei gesti, nei movimenti, in scatti improvvisi ecc).
Husserl parla del Körper (il corpo fisiologico, anatomico), del Leib (il corpo che si emoziona), dello Schema Corporeo (il corpo che assume posizioni diverse negli ambienti), del "corpo vivente linguistico" ("il linguaggio è già in un contatto originario con la cosa e per questo può fare quello che fa: nominarla") Carlo Sini Idoli della conoscenza); 9_ridimensionare.jpgin musicoterapia umanistica è il Corpo vibrante, il luogo e il tempo del percepire il mondo circostante, le persone presenti, se stesso.
Il Corpo Vibrante è l'esempio utile all'uomo per prolungare se stesso mediante la costruzione degli strumenti musicali. La musica è così dentro all'uomo (la
Prima Orchestra, il Corpo Vibrante) da essere costantemente riproposta e ricreata in ogni tempo (la storia delle popolazioni) e luogo (la geografia).
In musicoterapia il "fare musica" è ciò che consente un dialogo fatto di movimento, gesti, posture, sguardi, parole, ordine ritmico del numero. Il suono è, per sua natura, relazione perché per essere tale c'è il mondo ed il percepire il mondo. La P.N.L. esprime lo stesso concetto nella frase: "la mappa non è il territorio", ad indicare la soggettività, la particolarità, la limitatezza di ogni percepire. Inizia il percorso in musicoterapia in quanto apertura verso il mondo, verso gli altri, verso l'apprezzamento di se stesso.
Il paziente, sia esso bambino, ragazzo, adulto, è il protagonista della sua storia e delle esperienze che accadranno in musicoterapia. Attraverso lo sperimentare si verificheranno i cambiamenti interiori che caratterizzano l'efficacia di un agire terapeutico.

Principali modelli di musicoterapia

Poiché sostanzialmente la musicoterapia è una modalità di approccio alla persona, si configureranno ambiti diversi di applicazione della metodica a seconda che l'utente sia singolo o gruppo, paziente o discente. Un'ulteriore moltiplicazione dei modelli musicoterapici si avrà poi in relazione alle finalità che si vogliono perseguire.

Storicamente possiamo distinguere la musicoterapia attiva (suonare) da quella passiva (ascoltare), ma è una discrezione limitata, poiché lo stesso metodo può cambiare a seconda dell'applicativo.
Si può invece evidenziare un più precisa differenza tra le Scuole in base al core d'intervento che può essere psicanalitico, psicosomatico, somatico.

  1. Scuole a impianto somatico
    In questi casi l'utente è un singolo e si tratta di un paziente.
    Il fine è terapeutico.
    • Alfred Tomatis
  2. Scuole d'impianto psicosomatico
    L'utenza è costituita da singoli o gruppi. Spesso, ma non solo, bambini, anziani e disabili mentali.
    Il fine è sviluppare o mantenere le capacità cognitive, espressive e di apprendimento, orientamento e coordinamento motorio.
    • Gertrud Orff
    • Giordano Bianchi
    • Zoltàn Kodàly
  3. Scuole a impronta psicanalitica
    L'utenza è costituita da singoli o gruppi.
    Il fine è sviluppare gli aspetti sociali della persona.
    • Clifford Madsen
    • Helen Bonny
    • Paul Nordoff e Clive Robbins
    • Rolando Benenzon
    • Mary Priestley
  4. Musicoterapia umanistica

Campi di applicazione

La musicoterapia può essere utilizzata a vari livelli:

  1. insegnamento
  2. riabilitazione
  3. terapia

10,i_ridimensionare.JPGAlle volte la musicoterapia è chiamata erroneamente in causa per interventi in ambito comunitario per la ricerca di un maggior benessere. In questo campo rientrano anche gli interventi sulle gestanti o sui neonati, o nelle fattorie per migliorare la produzione di latte.

Per quanto riguarda la terapia e la riabilitazione, gli ambiti di intervento riguardano preminentemente la neurologia e la psichiatria:

  • autismo infantile
  • ritardo mentale
  • disabilità motorie
  • morbo di Alzheimer ed altre demenze
  • psicosi
  • disturbi dell'umore
  • disturbi somatoformi (in particolare sindromi da dolore cronico) 10,2_ridimensionare.jpg
  • disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa)

Bibliografia

Testi sui cinque modelli di intervento riconosciuto dalla World Federation of Music Therapy:

  • (IT)Benenzon R.O. Manuale di Musicoterapia. Borla, Roma, 1983.
  • (EN) Bonny H. Facilitating GIM sessions. AN ICM Publication, Salinas, 1999.
  • (EN) Madsen C.K., Madsen Jr.C.H. Music as a behaviour modification technique with a juvenile delinquent. Journal of Music Therapy, 1968, 3(5):72-84.
  • (EN) Nordoff P., Robbins C. Creative Music Therapy. Harper Row Publishers, New York, 1977.
  • (EN) Priestley M. Music therapy in action. Barcelona Publishers, St. Luis, 1975.

Altri testi:

  • (IT)Léon Bence - Max Méreaux, MUSICOTERAPIA - Ritmi armonie e salute, Edizioni Xenia, Milano, 1990.
  • (IT)Ernestina Zavarella - "ITINERARI DI MUSICOTERAPIA" (da "GIOCHI PER CRESCERE INSIEME. MANUALE DI TECNICHE CREATIVE", a cura di Sabina Manes, Franco Angeli Editore, 2007).
  • (IT)Caneva Paolo Alberto - "Songwriting. La composizione di canzoni come strategia di intervento musicoterapico", Armando Editore, Roma, 2007.
  • (IT)Ezzu A., Messaglia R. Introduzione alla Musicoterapia. Musica Practica, Torino, 2006.
  • (IT) Giulia Cremaschi Trovesi - Il Corpo Vibrante - Teoria, pratica ed esperienze di musicoterapia con bambini sordi - Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 2001
  • (IT) Giulia Cremaschi Trovesi - Leggere scrivere e far di conto - Armando editore, Roma 2007
  • (IT) Mauro Scardovelli - Musica e trasformazione - Edizion
 


11_ridimensionare.jpgLa musica è un linguaggio non meno importante di quello visivo, corporeo o verbale, in grado di esprimere idee, concetti, sentimenti propri di ogni individuo.

Come il linguaggio verbale, anche la musica è uno dei fondamenti della nostra civiltà. L'uomo costruì i primi strumenti oltre 35 mila anni fa: tamburi, flauti, scacciapensieri.

Ma perché i nostri antenati incominciarono a fare musica? Quali vantaggi ne ricavavano?

Oggi gli antropologi mettono in primo piano la capacità della musica di cementare una comunità, scandendone i ritmi e rinsaldando i legami fra i suoi membri.

 

12,1_ridimensionare.jpgEssa garantirebbe la coesione sociale e la "sincronizzazione" dell'umore dei componenti di un gruppo, favorendo così la preparazione di azioni collettive.


12,2_ridimensionare.jpg
Esempi attuali dell'utilizzo della musica in questi termini sono ad esempio le marce militari, i canti religiosi, gli inni nazionali.


I suoni sono fenomeni fisici in grado di influenzare tutte le cose con cui vengono a contatto.

13_ridimensionare.jpgSuoni di particolari frequenze, possono ad esempio rompere un vetro; mentre, altri, impercettibili all' orecchio umano, possono essere utilizzati per dare ordini ad un cane.

Studi recenti sostengono che persino la crescita delle piante può essere influenzata dal tipo di musica che si suona nelle vicinanze.

Se vogliamo rappresentarci visivamente la propagazione del suono, pensiamo ai cerchi che si formano nell'acqua allorché gettiamo un sasso.

I suoni acuti sono generati da vibrazioni molto rapide, quelli bassi corrispondono a vibrazioni lente; l'orecchio umano e' in grado di percepire suoni con una frequenza compresa tra 30 e 20.000 vibrazioni al secondo (Hertz o Hz).

 

14_ridimensionare.jpgMa dove viene elaborata esattamente la musica nel nostro cervello?
Innanzitutto dobbiamo distinguere la fase dell'udire i suoni come fenomeno periferico legato all'orecchio e al nervo acustico, una fase del sentire che si collega soprattutto a funzioni talamiche, dove il suono viene filtrato.


Se il talamo consente il passaggio dell'informazione, essa giunge al lobo temporale, in centri che si trovano in prossimità di quelli del linguaggio (l'area di Broca), e qui si verifica finalmente il processo dell'ascoltare, con un coinvolgimento globale del nostro sistema nervoso e delle funzioni psichiche ad esso connesse.

Si dice che il suono musicale viene cioè intellettualizzato.

 

15_ridimensionare.jpg

Uno dei massimi studiosi delle proprietà del suono, Isabelle Peretz dell'Università di Montreal, ha supposto che, in linea di principio, la metà destra del cervello elabora la musica in maniera complessiva, mentre quella sinistra in modo analitico.

Possiamo quindi supporre che l'emisfero destro sia quello che, in un primo momento afferra una struttura approssimativa della musica sulla quale in seguito l'emisfero sinistro esegue una analisi più precisa.

 

Il potere della musica: le emozioni


 

 

I pr16_ridimensionare.jpgimi studi sulle risposte emotive alla musica risalgono al 1936, quando la psicologa e musicologa Kate Heiner dimostrò che vi sono due elementi essenziali che il nostro cervello utilizza per elaborare una risposta emozionale alla musica: il MODO, cioè la tonalità (Maggiore/minore), e il TEMPO, cioè la velocità di esecuzione (Veloce/lento).

Si è così notato che dalla combinazione del modo e del tempo l'uomo ricava delle emozioni che possiamo definire UNIVERSALI.

 


La chiave di lettura è la seguente:

Modo maggiore/tempo lento

= serenità

Modo maggiore/tempo veloce

= allegria, euforia, esaltazione

Modo minore/tempo lento

= tristezza, malinconia

Modo minore/tempo veloce

= paura, dramma, angoscia

 

Che queste risposte emotive sia17_ridimensionare.jpgno comuni alla maggior parte delle persone, è dimostrato da un altro importante esperimento compiuto in tempi più recenti all'università di Montreal da Isabelle Peretz: questa studiosa ha registrato le modificazioni indotte dalla musica su vari parametri fisiologici, come la pressione del sangue, la frequenza cardiaca e la conduzione elettrica della pelle (la cosidetta reazione elettrodermica).

In questo esperimento un gruppo di soggetti è stato sottoposto all'ascolto di diversi brani musicali che erano classificati come allegri, sereni, paurosi, tristi.

Ebbene, si è dimostrato che le musiche producevano il medesimo effetto in tutti gli ascoltatori, indipendentemente dal giudizio soggettivo sul tipo di emozione suscitata.

 

 

18_ridimensionare.jpgAd esempio i brani classificati come paurosi erano quelli che determinavano la maggiore reazione cutanea, caratterizzata da un rilevante incremento della sudorazione.

Il fatto che queste risposte fisiologiche siano indipendenti dai giudizi soggettivi dimostra che l'ascoltatore non è necessariamente consapevole dell'effetto che la musica esercita su di lui e ci fa intravedere quale potere la musica abbia sui nostri comportamenti.

 

La musica subliminale


 

 

Come si è già detto, l'orecchio umano è in grado di percepire suoni con una frequenza compresa tra 30 e 20mila vibrazioni al secondo (Hertz o Hz).

Gli infrasuoni sono suoni con19_ridimensionare.jpg frequenza inferiore a 30 Hz, quindi, cadendo in una frequenza non percepibile a livello cosciente dal nostro udito, restano in una zona di percezione detta "subliminale".

Gerald Oster, un ricercatore del Mount Sinai School of Medicine di New York, nel 1973 elaborò una tecnica che consisteva nel sovrapporre infrasuoni a della musica convenzionale. Presto si vide che i campi di applicazione della musica subliminale erano molteplici: oltre ad avere una particolare influenza sul rilassamento, essa era in grado di sviluppare capacità creative, e poteva risultare utile nella terapia delle emicranie, per la cura dell'insonnia, per la eliminazione di ansia e depressione.

 

 

20_ridimensionare.jpgPer comprendere i principi su cui si basa la musica subliminale è necessario accennare alla attività elettrica del nostro cervello. L'elettroencefalogramma è utilizzato per misurare le correnti generate dalle cellule della corteccia cerebrale (neuroni corticali piramidali). Applicando degli appositi elettrodi sulla superficie del cuoio capelluto è possibile rilevare tali impulsi, e la loro forma (variazione in ampiezza) si correla specificatamente con eventi fisiologici (stimolazioni sensoriali, sonno, ecc.) o patologici (epilessia, ecc.)
Il tracciato che ne risulta contiene, solitamente, frequenze al di sotto dei 30Hz.

 

 

Le onde cerebrali si possono classificare in 4 tipi, e risultano indicative di quattro stati fisiologici:

 

Delta da 0,5 a 4Hz

>>

Sonno profondo

Theta da 4 a 8 Hz

>>

Sonnolenza e primo stadio del sonno

Alpha da 8 a 14 Hz

>>

Rilassamento vigile

Beta da 14 a 30 Hz

>>

Stato di allerta e di concentrazione



Un altro elemento di fondamentale importanza per comprendere il funzionamento delle tecniche subliminali fa riferimento ad un fenomeno fisico chiamato "risonanza".

Nel 1665 il fisico e matematico olandese Christiian Huygens, (tra i primi a postulare la teoria ondulatoria della luce), osservò che, disponendo su di una parete due pendoli, uno posto di fianco all'altro, questi tendevano a sintonizzare il proprio movimento oscillatorio, quasi volessero "assumere lo stesso ritmo". Questo fenomeno viene oggi chiamiamo "risonanza".

Nel caso dei due pendoli, si dice che uno fa risuonare l'altro alla propria frequenza. Allo stesso modo se si percuote un diapason, che produce onde su una data frequenza e lo si pone vicino a un secondo diapason "silenzioso", dopo un breve intervallo questo ultimo comincia anch'esso a vibrare.

La risonanza può essere utilizzata anche nel caso delle onde cerebrali. Infatti, se il cervello è sottoposto a impulsi (visivi, sonori o elettrici) di una certa frequenza, la sua naturale tendenza è quella di sintonizzarsi. Quindi, se uno stimolo esterno è applicato al cervello, diventa possibile mutare la frequenza delle sue onde.

Per esempio, se una persona si trova nello stato Beta (allarme) e il suo cervello riceve uno stimolo esterno di 10Hz, che come visto precedentemente corrisponde allo stato alfa (rilassamento), allora è probabile che la sua frequenza vari, sincronizzandosi a quella dello stimolo esterno.
Quando lo stato del cervello è già vicino alla frequenza dello stimolo applicato, l'induzione agisce più efficientemente. Il fenomeno e' detto "risposta in frequenza".

 

 

Dato che l'orecchio umano non riesce a percepire onde sonore con frequenza inferiore a 30Hz, è necessario "ingannarlo", utilizzando delle tecniche speciali, chiamate, "Binaural Beats" (termine che, in italiano, può essere tradotto come "Battimenti Biauricolari"). Se ad esempio applichiamo all'orecchio sinistro un tono costante di 495Hz, e all'orecchio destro un tono costante di 505Hz, questi due toni verranno riunificati dal cervello, che - in tal modo - percepirà quella loro differenza di 10Hz, venendone "influenzato".Ciò deve avvenire necessariamente attraverso delle cuffie stereo, affinché i suoni destro e sinistro non si fondano prima di essere percepiti.

 

Ambiti d'intervento:

Autismo infantile, sindrome autistica, tratti di autismo

Bambini non vedenti

Bambini prematuri

Bambini prenatale

Paralisi cerebrali infantili

Plurihandicap

Problemi di apprendimento

Problemi e/o disturbi di linguaggio

Sindrome di Down

Sindromi varie

Come si svolge la seduta

 

1 Il colloquio


Durante il primo incontro, il musicoterapeuta (il terapeuta che cura attraverso la musica) osserva l'individuo che vuole sottoporsi alla cura e ne studia la personalità.

 

* Il terapeuta propone alcuni test di ascolto, ovvero una serie di brani che lo aiutano a capire quali sono le preferenze musicali della persona che vuole fare la cura e personalizzare l'intervento terapeutico.

 

 

* Non è detto, infatti, che una composizione possa avere gli stessi effetti su individui con sensibilità musicale, estrazione sociale e provenienza geografica differenti: alcuni possono gradirla, altri invece rifiutarla.


* In base ai risultati dei test di ascolto e alla natura del disturbo, il terapeuta stabilisce con chi deve lavorare l'individuo e quale percorso seguire.

 

 

 

2 In gruppo o da soli

Il terapeuta può in alcuni casi consigliare la cura attraverso sedute individuali, ma nella maggior parte dei casi la musicoterapia si effettua in sessioni di gruppo durante le quali vengono in contatto persone differenti tra loro.

 

 

* Diversi caratteri e problemi sono quindi messi a confronto attraverso i differenti tipi di espressione musicali. In questo modo ognuno crea suoni a cui gli altri rispondono stimolando sia la creatività del singolo che quella del gruppo. Il costo della seduta individuale varia da 60 a 100 euro circa mentre quella di gruppo da 40 a 80 euro a persona.

 

 

3 I diversi tipi di cultura

Dopo aver individuato l'"identità sonora" della persona che si sottopone alla cura, cioè i suoi gusti in campo musicale, il musicoterapeuta decide come modulare l'intervento per curare i suoi disturbi.
Le attività musicali proposte (il canto, l'ascolto, la produzione strumentale) sono scelte con l'obiettivo di coinvolgere il paziente e di valorizzare le sue potenzialità positive anche a livello musicale.


* In alcune sedute il terapeuta fa ascoltare i brani, in altre propone attività in cui il paziente fa musica in prima persona cantando, suonando uno strumento musicale oppure muovendosi liberamente sul ritmo di una composizione.
L'intervento perciò non segue mai schemi rigidi e l'ascolto, la produzione strumentale e il canto sono integrati all'interno di un unico programma terapeutico che varia a seconda del percorso del paziente.

 


DEFINIZIONI

Associazione Professionale dei Musicoterapeuti della Gran Bretagna (APMT)

La musicoterapia è una forma di trattamento in cui s'instaura un mutuo rapporto fra paziente e terapeuta, che permetta il prodursi di cambiamenti nella condizione del paziente e l'attuazione della terapia. Il terapeuta lavora con una varietà di pazienti, sia bambini che adulti, che possono avere handicap emotivi, fisici, mentali o psicologici. Attraverso l'uso della musica in maniera creativa in ambito clinico, il terapeuta cerca di stabilire un'interazione, un'esperienza ed un'attività musicale condivise che portano al perseguimento degli scopi terapeutici determinati dalla patologia del paziente".

 


Associazione Canadese di Musicoterapia (
CAMT)

La musicoterapia è "l'uso della musica per favorire l'integrazione fisica, psicologica ed emotiva dell'individuo e l'uso della musica nella cura di malattie e disabilità. Può essere applicata a tutte le fasce d'età, in una varietà di ambiti di cura. La musica ha una qualità non - verbale, ma offre un'ampia possibilità d'espressione verbale e vocale. Come membro di un'équipe terapeutica, il musicoterapeuta professionista partecipa all'accertamento dei bisogni del cliente, alla formulazione di un approccio e di un programma individuale per il cliente e poi offre specifiche attività musicali per raggiungere gli scopi. Valutazioni regolari accertano ed assicurano l'efficacia del programma. La natura della musicoterapia amplifica l'approccio creativo nel lavoro con gli individui handicappati. La musicoterapia fornisce un approccio umanistico possibile che riconosce e sviluppa le risorse interne del cliente spesso non sfruttate. I musicoterapeuti desiderano aiutare l'individuo per spingerlo verso un migliore concetto di sé, e, nel senso più ampio, per far conoscere ad ogni essere umano le proprie maggiori potenzialità".

 


Associazione Nazionale di Musicoterapia U.S.A. (
AMTA)

La musicoterapia è "l'uso della musica nella realizzazione degli scopi terapeutici: il ristabilimento, il mantenimento e il miglioramento della salute mentale e fisica: E' l'applicazione sistematica della musica, diretta dal musicoterapeuta in un ambito terapeutico, per portare i cambiamenti desiderati nel comportamento. Tali cambiamenti permettono all'individuo di affrontare la terapia per arrivare ad una maggiore comprensione di sé e del mondo intorno a lui, e di ottenere quindi un più adeguato adattamento alla società. Come membro della squadra terapeutica il musicoterapeuta professionista prende parte all'analisi dei problemi dell'individuo e alla formulazione degli obiettivi del piano generale di trattamento, prima di progettare ed elaborare specifiche attività musicali. Valutazioni periodiche vengono fatte per determinare l'efficacia delle procedure impiegate".

 


Federazione Mondiale di Musicoterapia (
WFMT)

La Musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo,melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un cliente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione,l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.La Musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell'individuo in modo tale che il paziente o la paziente possano meglio realizzare l'integrazione intra e interpersonale e consequenzialmente possano migliorare la qualità della loro vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.

 


Bibliografia

 

R. Ghiozzi- M. Scardovelli, La musica nel Passaggio Luminoso, Borla 2003
M. Scardovelli, Musica e trasformazione, Borla, Roma, 2000

M. Scardovelli, Il Dialogo Sonoro, Cappelli, Bologna, 1992

 


Bruscia Kenneth E.
Casi clinici di musicoterapia (adulti)
Ismez Editore, Roma, 1991

Bruscia Kenneth E.
Casi clinici di musicoterapia. Bambini e adolescenti
Ismez Editore, Roma, 1995

Bruscia Kenneth E.
Definire la Musicoterapia - Percorso epistemologico di una disciplina e di una professione
Gli archetti, Ismez, Roma, 1993

Guerra Lisi S.- Stefani G.- Balzan A. - Burchi R.- Parrini G.
Musicoterapia nella globalità dei linguaggi
Edizioni Fuori Thema, Bologna, 1997

Juliette Alvin
La terapia musicale per il ragazzo autistico
Armando Armando Editore, Roma, 1981

Leslie Bunt
Musicoterapia, un'arte oltre le parole
Edizioni Kappa, Roma, 1997

Wigram T., Pedersen I.N., & Bonde L.O.
Guida generale alla musicoterapia. Teoria, pratica, clinica, ricerca e formazione.
Ismez Editore, Roma, 2003

Benenzon Rolando
Autismo e musicoterapia
Phoenix Edizioni , Roma, 1995

Benenzon Rolando
Manuale di musicoterapia
Borla , Roma